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mercoledì 3 gennaio 2018

Il mito del fertilizzante artificiale

Quando comincarono a diffondersi i fertilizzanti artificiali, face sì che si passò "da un'agricoltura di sussistenza a una agricoltura mercantile" come afferma Claudio Saragosa in "Città tra passato e futuro: un percorso critico sulla via di biopoli"
In un certo senso, come osservato in un precedente post, molte persone, gli agricoltori in primis, ma non solo, credono che per poter produrre molto bisogna utilizzare fertilizzanti magari senza neanche rispettare le dosi giuste, non pensando che possano essere dannosi, pensando che sia l'unica soluzione possibile per poter sopravvivere (questo problema è rintracciabile soprattutto nei paesi in via di sviluppo o sotto sviluppati).
Questa sorta di indifferenza o ignoranza a questo problema, ha comportato un uso spasmodico di queste sostanze (di cui si è già discusso a quali pericoli espongono l'uomo e l'ambiente)ad è evidente,ad esempio, nei manifesti pubblicitari: "Concimando si coltiva l'abbondanza"

www.giardinaggio.net
Questo circolo vizioso, in realtà è innescato anche dal fatto che il consumismo del mondo moderno porta a produrre grandi quantità di prodotti, tra cui, appunto, prodotti alimentari, foraggio e biomasse, anche più di quanto si ha realmente bisogno. Di conseguenza, il terreno non riesce a reggere i ritmi che  questo sistema richiede quindi si ricorre ai fertilizzanti. In questo modo non solo si garantisce al terreno di essere più fertile, ma anche di produrre molto di più rispetto a quello che produceva prima e senza dover richiedere dei periodi "di sosta"(quello che tutti ricordano, come esempio, sotto il nome di rotazione triennale). E' sicuramente molto vantaggioso, ma il prezzo da pagare è caro e l'ambiente lo sta già pagando pesantemente.


www.nonsprecare.it

sabato 30 dicembre 2017

Storie e protagonisti: Justus von Liebig

Liebig nel suo laboratorio (www.magazine.emerk)
Un altro grande personaggio, questa volta a livello internazionale, fu Justus von Liebig che fu uno degli scienziati a credere ferventemente nel grande ruolo che i fertilizzanti artificiali potevano avere nella società. Come riporta l'articolo di Matteo Liberti, Liebig si rese conto che in realtà:
“Confesso di buon grado che l’uso dei concimi chimici era basato su presupposti in realtà inesistenti. I concimi chimici avrebbero dovuto portare una completa rivoluzione nell’agricoltura, sarebbe stato abbandonato il letame di stalla e sarebbero state sostituite con i concimi chimici tutte le sostanze minerali asportate dai raccolti. Si sarebbe potuta coltivare sempre la stessa pianta sullo stesso campo, [...], senza discontinuità e senza che si esaurisse la fertilità del suolo, secondo i desideri ed i bisogni dell’agricoltore. Avevo peccato contro la saggezza del Creatore ed ho ricevuto la meritata punizione. Volevo portare un miglioramento alla sua opera e nella mia cecità credevo che nel meraviglioso concatenamento delle leggi che regolano la vita nella superficie terrestre, continuamente rinnovandola, fosse stato dimenticato un anello, che io, povero verme impotente, avrei dovuto fornire.”
Le sue parole però non scossero questo settore in continua crescita e si continuò a produrre (e crearne di nuovi) a ritmi spasmodici, sempre più sostanze fertilizzanti. 

domenica 12 novembre 2017

Si racconta di..

Molti sono i manuali e i libri che parlano di questo tema, illustrandone i pro e i contro, difendendo l'una o l'altra parte. 
Qualsiasi rivista di giardinaggio e-o di agricoltura parla di fertilizzanti: ci sono manuali che illustrano i vari tipi ed usi, libri che li descrivono come miracoli per l'economia e l'agricoltura, altri che li interpretano, per ovvie ragioni, come nocivi, non solo per l'uomo ma per tutte le specie e l'ambiente, danneggiando in modo irreparabile il fragile ecosistema terrestre (soprattutto per quelli appunto artificiali).
Comunque sia, uno dei libri che parla di fertilizzanti è "Una seconda natura" di Michael Pollan anche se sostanzialmente incentra le sue riflessioni sui giardini. Nel quarto capitolo in particolare, parlando del compost, arriva ad affermare quanto segue:
 "<<Il terreno, ci diceva, non è una sostanza che serva a tenere in piedi le piante, in modo che queste siano poi nutrite dai fertilizzanti artificiali: chi lo tratta così, viola il ciclo naturale. Dobbiamo, invece, restituire al terreno quello che abbiamo preso.>>. La via per restituire quanto avevamo sottratto, per redimere il nostro rapporto con la natura, passava attraverso il compost. [...]. All'epoca della seconda guerra mondiale, la maggior parte degli agricoltori americani si era lasciata convincere dal fatto che, per prosperare, le colture avessero bisogno solo di regolari e abbondanti applicazioni di fertilizzanti. Al principio, le rese aumentano in modo impressionante. Il costo è però alto, giacché a poco a poco le sostanze chimiche presenti nel fertilizzante soffocano l'attività biologica e danneggiano la struttura del suolo. Alla fine rimangono pochi nutrienti organici, e le colture diventano completamente dipendenti dai fertilizzanti: il suolo è ormai poco più che un dispositivo per tenere le piante in posizione verticale mentre si rimpinzano di fertilizzante é [..]. E, tanto per peggiorare le cose, quanto più fertilizzante si usa, tanto più numerosi saranno i problemi in termini di malattie e insetti, poiché queste sostanze chimiche sembrano indebolire la resistenze delle piante. [..]Nel frattempo coloro che coltivavano orti e giardini casalinghi avevano percorso più o meno la stessa strada rovinosa, acquistando sempre più fertilizzanti chimici e poi sempre più pesticidi. [..]. In qualche modo il giardinaggio, passatempo semplice e sano per eccellenza, si era incrociato con gli aspetti peggiori della civiltà industriale."